«Il CBD è solo un rilassante». È una descrizione frequente, ma non racconta tutta la complessità del cannabidiolo (CBD).
La ricerca ha individuato diversi possibili bersagli molecolari del CBD: non soltanto i recettori del sistema endocannabinoide, ma anche canali ionici, enzimi e altre proteine coinvolte nella comunicazione tra le cellule.
Questo non significa che ogni interazione osservata in laboratorio produca automaticamente un effetto nell’organismo umano. Significa, piuttosto, che il meccanismo d’azione del CBD è articolato e ancora oggetto di studio.
Vediamo quali sono i principali sistemi coinvolti, con parole semplici e senza attribuire al CBD proprietà che la ricerca non ha ancora dimostrato.
Perché il CBD non agisce su un solo recettore
Alcune sostanze esercitano gran parte della loro attività legandosi a un bersaglio ben definito. Il CBD, invece, è descritto come una molecola pleiotropica: negli studi sperimentali mostra interazioni con più bersagli biologici.
Tra quelli maggiormente studiati troviamo:
- i recettori cannabinoidi CB1 e CB2;
- i recettori oppioidi MOR e DOR;
- il canale recettoriale TRPV1;
- il recettore GPR55;
- i processi che regolano l’anandamide, inclusa l’attività dell’enzima FAAH;
- alcuni canali ionici;
- il recettore nucleare PPARγ.
Per comprendere questo elenco è utile partire dal sistema endocannabinoide.
Il sistema endocannabinoide: che cos’è e a cosa serve

Il sistema endocannabinoide è una rete di segnali biologici presente nell’organismo. Contribuisce alla regolazione di diversi processi fisiologici e al mantenimento dell’omeostasi, cioè dell’equilibrio interno.
Comprende principalmente:
- endocannabinoidi, molecole prodotte naturalmente dall’organismo;
- recettori cannabinoidi, tra cui CB1 e CB2;
- enzimi coinvolti nella sintesi e nella degradazione degli endocannabinoidi.
Il sistema partecipa alla modulazione di funzioni come appetito, sonno, risposta allo stress, percezione del dolore e attività immunitaria. Il CBD può interagire con alcuni componenti di questa rete, ma il suo comportamento è diverso da quello del THC.
I principali recettori e meccanismi d’azione del CBD
CB1 e CB2: una modulazione diversa da quella del THC

Il THC può attivare direttamente i recettori cannabinoidi, soprattutto CB1. Il CBD non si comporta allo stesso modo: presenta una bassa affinità per il sito principale di legame di questi recettori e, in alcuni studi, ne modifica la risposta attraverso meccanismi indiretti o allosterici.
La modulazione allosterica consiste nel modificare l’attività di un recettore legandosi in un punto diverso da quello utilizzato dal suo attivatore principale. Le modalità precise con cui il CBD interagisce con CB1 e CB2 dipendono dal modello sperimentale studiato.
Recettori oppioidi: un’interazione ancora da chiarire
Tra i possibili bersagli molecolari del CBD sono stati studiati anche i recettori oppioidi μ (MOR) e δ (DOR), coinvolti nella trasmissione e nella modulazione degli stimoli dolorosi.
Alcuni esperimenti suggeriscono che il CBD possa modificarne l’attività. Questo non significa che agisca come un farmaco oppioide né dimostra, da solo, un effetto antidolorifico nelle persone.
TRPV1: il recettore associato al calore e alla capsaicina

TRPV1 è un canale coinvolto nella percezione del calore e di alcuni stimoli dolorosi. È noto anche come recettore della capsaicina, la sostanza responsabile della sensazione piccante del peperoncino.
Negli studi sperimentali il CBD può attivare TRPV1 e modificarne la risposta. Comprendere questa interazione aiuta i ricercatori a studiare la fisiologia della sensibilità, ma non consente di dedurre automaticamente un beneficio clinico.
GPR55: un recettore al centro di nuove ricerche
GPR55 è un recettore studiato per il suo possibile ruolo nella segnalazione cellulare e in diversi processi biologici.
In alcuni modelli sperimentali il CBD mostra un’attività antagonista nei confronti di GPR55, ossia può ostacolarne l’attivazione. La rilevanza di questo meccanismo nell’essere umano è ancora oggetto di ricerca.
FAAH e anandamide: come il corpo regola gli endocannabinoidi
L’anandamide è un endocannabinoide prodotto dal nostro organismo. Il suo nome richiama il termine sanscrito ananda, associato alla beatitudine.
L’enzima FAAH contribuisce alla degradazione dell’anandamide. Alcuni studi hanno esaminato la capacità del CBD di influenzare la disponibilità di questa molecola, anche attraverso meccanismi collegati al suo trasporto e alla sua degradazione.
È importante, però, non semplificare troppo: l’inibizione diretta della FAAH da parte del CBD e la sua importanza nell’organismo umano non sono dimostrate in modo univoco.
Canali ionici: la comunicazione elettrica tra le cellule
Le cellule nervose comunicano anche mediante impulsi elettrici. Questi segnali dipendono dal passaggio di ioni, come sodio, potassio e calcio, attraverso specifici canali ionici.
Studi di laboratorio indicano che il CBD può modulare l’attività di alcuni di questi canali. È uno dei motivi per cui la molecola continua a suscitare interesse nella ricerca neurofarmacologica.
PPARγ: un recettore che regola l’espressione dei geni
PPARγ è un recettore nucleare coinvolto nella regolazione dell’espressione di geni legati, tra gli altri processi, al metabolismo cellulare.
In alcuni modelli sperimentali il CBD mostra interazioni con PPARγ. Si tratta di un possibile meccanismo molecolare da approfondire, non della prova che il CBD produca specifici effetti terapeutici attraverso questa via.
Che cosa ci dicono davvero questi studi?
Il concetto principale è semplice: il CBD non può essere descritto attraverso un unico recettore o una sola funzione.
Allo stesso tempo, bisogna distinguere tre livelli diversi: un’interazione osservata in laboratorio, un effetto biologico misurabile e un beneficio clinico dimostrato nelle persone. Non sono la stessa cosa.
Molti dei meccanismi descritti in questo articolo derivano da studi cellulari o preclinici. Per interpretarli correttamente contano anche la concentrazione utilizzata, la dose, la modalità di somministrazione e la qualità delle prove disponibili.
Conclusioni
Dietro tre semplici lettere, CBD, c’è una farmacologia complessa. Recettori cannabinoidi, TRPV1, GPR55, FAAH, canali ionici e PPARγ sono alcuni dei bersagli studiati per comprendere come la molecola interagisca con i sistemi biologici.
Conoscere questi meccanismi aiuta a leggere le informazioni sul cannabidiolo in modo più critico, distinguendo ciò che la ricerca suggerisce da ciò che è stato dimostrato nelle persone.
Questo articolo ha finalità divulgative e non costituisce un consiglio medico.
Domande frequenti sul CBD
Come agisce il CBD nell’organismo?
Il CBD può interagire con più bersagli biologici, tra cui componenti del sistema endocannabinoide, recettori, canali ionici ed enzimi. Molti meccanismi sono stati osservati soprattutto in laboratorio e sono tuttora oggetto di studio.
Il CBD agisce soltanto sui recettori CB1 e CB2?
No. La ricerca ha esaminato anche le interazioni con TRPV1, GPR55, PPARγ, alcuni recettori oppioidi e canali ionici, oltre ai processi che regolano l’anandamide.
Qual è la differenza tra CBD e THC?
Sono entrambi fitocannabinoidi, ma hanno profili farmacologici diversi. Il THC attiva i recettori CB1 con modalità associate ai suoi effetti intossicanti; il CBD non presenta lo stesso meccanismo di azione.
Che cosa significa che il CBD è una molecola pleiotropica?
Significa che può interagire con bersagli biologici differenti. Non significa, però, che ogni interazione si traduca in un effetto clinico accertato.
Per approfondire
Puoi leggere anche il nostro approfondimento sul sistema endocannabinoide, consultare gli altri articoli del blog di Canapè o seguirci su Instagram.
Bibliografia essenziale
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